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“Storie di bambini prigionieri”: in Biblioteca la presentazione del libro che dà voce ai minori rinchiusi in brefotrofi e manicomi

Imola — Sarà presentato martedì 18 novembre, alle ore 18.00, alla Biblioteca comunale di Imola il volume “Storie di bambini prigionieri. Dai brefotrofi ai manicomi”, scritto dallo storico Valter Galavotti e dal terapeuta Stefano Cavallini. Un appuntamento particolarmente significativo perché inserito nel calendario della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che ogni 20 novembre ricorda l’adozione della Convenzione ONU del 1989 e richiama l’attenzione sulle disuguaglianze che ancora oggi colpiscono milioni di minori nel mondo.

di Sofia Cilli

Il libro – un lavoro di ricerca che unisce testimonianze, documenti e materiali d’archivio – ripercorre le vicende di bambini e adolescenti rinchiusi in strutture come orfanotrofi, brefotrofi e soprattutto manicomi, restituendo dignità e voce a chi ha vissuto condizioni di abbandono, abuso e privazione in nome di un’idea distorta della salute mentale. Durante l’incontro gli autori dialogheranno con Roberto Dainese, docente di pedagogia speciale all’Università di Bologna, e con Giuseppe Tibaldi, consulente dell’Ufficio Salute Mentale della Regione Emilia-Romagna. A portare i saluti istituzionali sarà il sindaco Marco Panieri. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Dall’“infanzia negata” alle istituzioni totali

La prima parte del volume, curata da Galavotti, si apre con il capitolo “L’infanzia negata”, che analizza l’evoluzione – spesso lenta e contraddittoria – del modo in cui la società ha guardato ai più piccoli. L’idea che l’infanzia sia una fase da proteggere, afferma l’autore, è un’acquisizione relativamente recente. Per secoli i bambini sono stati considerati manodopera, oggetti di carità o di controllo. Solo tra Ottocento e Novecento prende forma il concetto moderno di tutela dei minori, mentre parallelamente crescono strutture che, pur nate con finalità assistenziali o educative, hanno prodotto sofferenza e marginalità.

Il capitolo successivo approfondisce il ruolo delle cosiddette “istituzioni totali”: orfanotrofi, brefotrofi e manicomi. In particolare, il libro dedica ampio spazio alle condizioni dei bambini internati nei manicomi, tra coercizione, terapie invasive e isolamento, un universo segnato da pratiche disumanizzanti che, come evidenziano gli autori, hanno lasciato ferite profonde.

Le storie imolesi: quando la cura diventa prigionia

La seconda parte, firmata da Cavallini e intitolata “Una storia mai finita”, si concentra sulla realtà imolese attraverso lo studio di circa quaranta cartelle cliniche conservate nell’Archivio Storico di Imola. Si tratta delle vicende di bambini ricoverati negli ospedali psichiatrici del Lolli e dell’Osservanza, testimonianze che rivelano l’impatto devastante di trattamenti repressivi su un’età che dovrebbe essere tutelata nella sua fragilità.

Dalle cartelle emergono due elementi centrali: la sofferenza derivante dalla privazione dell’affetto e della libertà, e l’errore – diffuso e drammatico – di aver patologizzato comportamenti oggi ritenuti normali o gestibili con approcci educativi. Nonostante i progressi avviati dalla rivoluzione basagliana, gli autori ammoniscono: il rischio di nuove forme di esclusione, anche invisibili, non è scomparso.

Una tradizione imolese di tutela dei più piccoli

Il libro dedica infine un importante spazio alla storia locale, ricordando l’opera di figure che hanno trasformato Imola in una città attenta ai diritti dell’infanzia. Tra queste, il neuropsichiatra Eustachio Loperfido, protagonista della chiusura anticipata dell’Istituto Psicopedagogico “Sante Zennaro” e promotore di un modello innovativo di assistenza, e l’assessora Fiorella Baroncini, che negli anni Settanta contribuì allo sviluppo dei servizi sociali e dei nidi. Accanto a loro, il lavoro di Maurizia Gasparetto, alla guida dei nidi comunali per oltre vent’anni, ha consolidato un modello educativo riconosciuto a livello nazionale.

Un viaggio nella memoria per costruire il futuro

Attraverso documenti, archivi e testimonianze, Galavotti e Cavallini offrono un contributo prezioso alla riflessione sulla storia della salute mentale e sulla tutela dei più fragili. Il loro è un invito a non dimenticare e a riconoscere l’impegno civile che, nel tempo, ha permesso a Imola di elaborare un modello educativo e assistenziale innovativo. Un’eredità che continua a ispirare chi oggi lavora per garantire a ogni bambina e bambino cura, ascolto e pari opportunità.

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Last modified: Novembre 17, 2025
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