Imola — Settantacinque anni fa, nel pieno della ricostruzione post-bellica, Imola inaugurava un appuntamento destinato a diventare uno dei simboli identitari del territorio: la Fiera del Santerno, aperta il 31 agosto 1947 e chiusa definitivamente nel 1992, dopo trentanove edizioni che hanno accompagnato l’evoluzione economica, sociale e culturale della città. Oggi quella storia torna alla luce grazie al volume “Fiera del Santerno di Imola 1947-1992. Storia di una città”, firmato da Alessandra Giovannini ed edito da La Mandragora, con il patrocinio del Comune di Imola.
di Sofia Cilli
La Fiera nacque come progetto ambizioso: sostenere l’agricoltura, rilanciare artigianato e industria, dare un nuovo ritmo al commercio locale. La prima sede scelta fu il complesso delle Scuole Carducci, uno spazio già allora giudicato troppo stretto ma che, nonostante i limiti, accolse la campionaria per quasi quarant’anni, fino al 1985. Solo allora la manifestazione trovò una nuova collocazione nell’area dell’Autodromo Dino Ferrari, prima di arrivare alla sua edizione conclusiva del 1992, diffusa in vari punti del centro storico, dalla Rocca Sforzesca alle vie circostanti.
Per decenni, la Fiera è stata una grande vetrina del territorio: dalle macchine agricole ai plastici dei progetti urbanistici, dai primi distributori automatici di banconote alle innovazioni dei settori produttivi locali. Attorno all’esposizione cresceva un ricco calendario culturale: circa sessanta convegni dedicati ad agricoltura, urbanistica, turismo e sviluppo del territorio, affiancati da mostre di rilievo – tra cui quelle su Leonardo da Vinci o sulla storia urbanistica di Imola – e da spettacoli serali che spaziavano dall’opera lirica ai concerti dei grandi nomi della musica italiana, come Mina e Gianni Morandi, fino agli immancabili concorsi popolari come l’elezione di Miss Santerno.
Nel 1985, anche la struttura organizzativa cambiò volto: dal Comitato volontario si passò a una Società a Responsabilità Limitata, che coinvolse i comuni del circondario e le principali realtà economiche del territorio. Nonostante gli sforzi e i tentativi di rinnovamento, il modello della “fiera campionaria” mostrò però il suo declino, sospinto da costi crescenti, nuove forme di promozione commerciale e mutati comportamenti del pubblico. L’edizione sperimentale del 1992 fu l’ultima.
Rileggere quella storia, ricorda Giovannini, significa anche ritrovare una parte importante della memoria cittadina: le lunghe visite agli stand, le sere estive tra musica e spettacoli, il lavoro appassionato di volontari, tecnici, artigiani e operatori economici che, per anni, hanno reso la Fiera un appuntamento atteso e condiviso.
La presentazione del libro è in programma sabato 6 dicembre alle ore 17, proprio alle Scuole Carducci, luogo simbolico in cui tutto ebbe inizio. L’ingresso sarà da via Cavour 26 e l’evento si aprirà con il taglio del nastro, accompagnato dalla Banda Musicale Città di Imola. Parteciperanno anche i Canterini e Danzerini Romagnoli “Turibio Baruzzi” e le associazioni agricole Coldiretti Imola e CIA Imola, che proporranno tavole imbandite con i prodotti simbolo del territorio, rievocando l’atmosfera delle antiche edizioni. Durante l’incontro saranno proiettate fotografie e documenti storici che ripercorrono l’intero arco di vita della campionaria.
L’appuntamento, sottolineano il sindaco Marco Panieri e l’assessore all’Agricoltura Pierangelo Raffini, non è solo una presentazione editoriale, ma una vera festa cittadina: «La Fiera del Santerno è stata per decenni lo specchio della nostra comunità, un luogo dove il lavoro si intrecciava con l’innovazione, la cultura e le relazioni sociali. La storia ricostruita da Alessandra Giovannini è un patrimonio vivo, che continua a parlare al presente».
E proprio dal presente arriva il filo che unisce passato e futuro: la Fiera Agricola del Santerno, oggi in forte crescita e sempre più partecipata, che raccoglie e rinnova l’eredità di quella tradizione. «Il successo dell’ultima edizione – ricordano Panieri e Raffini – dimostra che questa storia non si è mai davvero interrotta: ha semplicemente trovato nuove forme per continuare a crescere».
Un tributo, dunque, non solo alla memoria di un grande evento, ma a un’intera comunità che continua a riconoscersi in quella storia.
Last modified: Novembre 22, 2025

